Business Pills: l'antipasto gourmet di Road To The Future
Mentre il resto del mondo prova ancora a capire come funzioni il nuovo visore di Apple, i colossi tech hanno chiuso un Q1 2026 da record, bruciando miliardi in chip come se fossero fiches a Las Vegas.
Tra i funerali di vecchie glorie del web che nessuno visitava più e McKinsey che scopre, a proprie spese, che l’efficienza non si compra con i PowerPoint, ecco cosa è successo questa settimana mentre cercavate di capire se il vostro prossimo collega sarà un umano o un’istanza di Claude. Allacciate le cinture: i profitti sono stellari, ma il buon senso sembra rimasto incastrato in qualche server del 2025.
Portafogli pieni, nervi tesi
Mentre il resto del mondo prova ancora a capire come funzioni il nuovo visore di Apple, i colossi tech hanno chiuso un Q1 2026 da record, bruciando miliardi in chip come se fossero fiches a Las Vegas. Apple festeggia 144 miliardi di ricavi grazie ad un iPhone che ormai fa tutto tranne stirare, mentre Alphabet vola con un cloud che cresce del 63%, rendendo Google ufficialmente il padrone del nostro archivio digitale. Nvidia continua a stampare moneta (44 miliardi di fatturato) nonostante i veti all’export, confermando che le GPU sono i nuovi diamanti. L’unica nota dolente è Meta: Zuckerberg ha promesso di spendere 145 miliardi in “ferramenta” AI, mandando gli investitori in terapia di gruppo e il titolo a picco del 6%. In sintesi: i profitti sono stellari, ma ormai viviamo tutti in affitto in un enorme data center.
Lilli svende i segreti di famiglia
Sembra che “Lilli”, l’Intelligenza Artificiale di McKinsey, abbia preso troppo alla lettera il concetto di “open data”. Con soli 20 dollari e due ore di lavoro, un agente AI della startup Codewall ha infatti scardinato i segreti della nota società di consulenza, portando alla luce ben 46 milioni di log e 728.000 file riservati. Nonostante anni di test rigorosi, a tradire i “guru” della strategia sono stati banali errori da principianti: 22 endpoint senza autenticazione e la classica vulnerabilità SQL injection. Mentre McKinsey rassicura che i dati dei clienti sono salvi, resta l’ironia di vedere i campioni dell’efficienza globale messi ko da un bot “low cost”.
Every great search must come to an end
Il 1° maggio 2026 Ask.com ha spento i server per sempre, dopo 25 anni trascorsi a rispondere alle domande del mondo. Il sito accoglie i visitatori con un epitaffio degno di un romanzo vittoriano: “Every great search must come to an end” - come a dire che almeno la fine è stata elegante, anche se nessuno se n’era davvero accorto. La società madre IAC, che aveva rilevato Ask Jeeves nel 2005 ribattezzandolo Ask.com nel 2006, ha deciso di abbandonare definitivamente il business della ricerca. Jeeves, il celebre maggiordomo mascotte, era stato concepito per rispondere in linguaggio naturale, il che lo rende, con un pizzico di nostalgia, un antenato dei moderni chatbot AI come ChatGPT. Peccato che Google abbia risposto prima. Il sito AskJeeves.com, però, continua stranamente a esistere, perché evidentemente lo spirito del maggiordomo, come recita il messaggio d’addio, “endures”. Chapeau, Jeeves.
Amazon vuole consegnare tutto a tutti
Amazon ha deciso di aprire la sua rete logistica ad aziende esterne, sfidando direttamente colossi come UPS e FedEx. Il nuovo servizio si chiama Amazon Supply Chain Services (ASCS) e, con la modestia che contraddistingue Jeff Bezos e soci, viene descritto come qualcosa di simile a ciò che AWS ha fatto per il cloud computing. In pratica: se funziona per vendere libri, funzionerà anche per spostare macchinari industriali. La rete include oltre 80.000 trailer, 24.000 container intermodali e più di 100 aerei cargo, e copre tutto, dal mare alla rotaia, dall’aria alla strada. Tra i primi clienti eccellenti figurano Procter & Gamble, 3M, Lands’ End e American Eagle Outfitters. Il mercato ha già emesso il suo verdetto: le azioni di UPS e FedEx sono crollate di oltre il 6% ciascuna, mentre Amazon ha guadagnato l’1%. Insomma, Amazon non si accontenta più di vendere e consegnare: ora vuole anche consegnare quello che vendono gli altri. Passo dopo passo, settore dopo settore, con la solita, rassicurante discrezione.
Claude mette la cravatta
Anthropic, la paladina dell’AI “buona”, ha scoperto che la morale brilla di più se bagnata dall’oro di Wall Street: è in arrivo una joint venture da 1,5 miliardi di dollari con colossi come Blackstone, Goldman Sachs e Hellman & Friedman. L’obiettivo è piazzare i modelli Claude nelle aziende controllate dai fondi di private equity, unendo l’utile (i profitti) al dilettevole (una IPO imminente). Tra una predica sulla sicurezza e un assegno da 300 milioni, la startup dimostra che il futuro dell’umanità passa necessariamente per un ufficio a Manhattan. A quanto pare l’etica non ha prezzo, ma un acconto miliardario aiuta sicuramente a dormire meglio.








