Business Pills: l'antipasto gourmet di Road To The Future
Agenti, crawler e sorgenti preferite: la settimana in cui l’Intelligenza Artificiale ha ridisegnato le regole del gioco
C’è stata una settimana, questa, in cui le notizie tech e marketing non si sono accumulate in ordine sparso ma hanno raccontato, tutte insieme, la stessa storia: l’Intelligenza Artificiale ha smesso di essere uno strumento di supporto e ha iniziato ad operare come strato di esecuzione autonomo. Per i publisher, per gli inserzionisti e per chi sviluppa software enterprise, le implicazioni concrete si stanno facendo sentire, una dopo l’altra.
Buona lettura!
Partiamo da Google, che qualche giorno fa ha esteso la funzione Preferred Sources ad AI Overviews e AI Mode. L’aggiornamento permette agli utenti di selezionare quali publisher e siti web preferiscono vedere nelle esperienze di ricerca basate su AI. In pratica: se un utente sceglie una testata come sorgente preferita, i link di quella testata compariranno con un badge “Preferred” visibile direttamente dentro le risposte generate dall’AI. Google afferma che gli utenti hanno già selezionato oltre 345.000 sorgenti uniche, e che le probabilità di click su una fonte preferita sono il doppio rispetto ai risultati standard.
La notizia suona bene, e in parte lo è. Ma va letta in un contesto preciso: i piccoli publisher hanno perso il 60% del traffico da ricerca negli ultimi due anni, stando ai dati Chartbeat pubblicati a marzo 2026, e le AI Overviews riducono in media del 34,5% i click sul primo risultato organico, secondo una ricerca Ahrefs su 300.000 ricerche. Preferred Sources, in questo quadro, è almeno un tentativo di Google di preservare un rapporto funzionante con i publisher che forniscono i dati su cui la sua AI si alimenta. Non una soluzione, ma un segnale che qualcosa si è rotto e che qualcuno ha deciso di aggiustarlo, almeno in parte.
Sulla stessa frequenza si muove l’IAB Tech Lab, che ha recentemente rilasciato nuove linee guida per la gestione di bot e crawler AI, aprendole a commento pubblico fino al 26 giugno. Il documento illustra gli approcci disponibili per i proprietari di contenuti, aiutandoli a prendere decisioni più informate sulla gestione del traffico non umano, in parallelo all’adozione del CoMP API V1. Il problema, in termini diretti: la rivoluzione AI ha colto molti publisher con la porta di casa spalancata, lasciando luci accese per bot e crawler che hanno saccheggiato proprietà intellettuale. Le nuove linee guida nascono anche perché bloccare i crawler in modo indiscriminato non è più una strategia difendibile: le ricerche pubblicate all’inizio dell’anno mostrano che i publisher di notizie che hanno bloccato i crawler AI hanno perso tra il 7% e il 23% del traffico settimanale nel giro di settimane, con cali registrati anche nel traffico umano, non solo in quello automatizzato.
Intanto sul fronte enterprise, Microsoft ha aggiunto un altro tassello alla propria offerta agentica. Windows 365 for Agents è una piattaforma cloud PC per carichi di lavoro agentici che permette alle organizzazioni di dirigere agenti AI con linguaggio naturale per interagire con applicazioni, browser, file e sistemi aziendali. La piattaforma è in public preview. Il punto interessante non è solo la capacità tecnica, ma l’approccio alla governance: Microsoft ha costruito il livello di controllo dentro la funzionalità stessa, invece di aggiungerlo in un secondo momento. Le organizzazioni possono definire allowlist che limitano i siti o le applicazioni desktop a cui un agente può accedere, mentre ogni azione viene registrata e resa accessibile attraverso la cronologia delle esecuzioni. È una risposta diretta ad uno dei problemi più citati nell’adozione enterprise dell’AI: la mancanza di visibilità su cosa fanno effettivamente gli agenti quando li si lascia operare in autonomia.
Perché la preoccupazione è reale. Lo ha dimostrato il Digiday Programmatic Marketing Summit, dove il tema dominante è stato esattamente quello: i marketer non si fidano ancora degli agenti AI nell’acquisto di spazi pubblicitari, e quella diffidenza non è infondata. Le allucinazioni bastano da sole a giustificare i guardrail: un CPM sbagliato può compromettere un’intera campagna pubblicitaria, e la responsabilità resta all’agenzia, non all’agente. Aziende come Bayer e Kelly Scott Madison stanno implementando tetti di spesa, requisiti di “anonimizzazione” dei dati e agenti AI interni che fungono da “gatekeeper” per garantire il rispetto degli standard di brand e delle regole di campagna. Il quadro che emerge è quello di un settore che usa l’AI nell’execution ma non è ancora pronto a toglierle le mani di dosso.
E poi c’è Reddit, che questa settimana ha spinto con decisione verso il performance marketing. Il 20 maggio la piattaforma ha annunciato l’arrivo delle Max Campaigns per la promozione di app: campagne guidate dall’AI che automatizzano targeting, selezione creativa, placement e allocazione del budget. I test iniziali mostrano una riduzione media del 15% nel costo per acquisizione e un aumento del 28% nel volume di risultati. Non è solo un aggiornamento di prodotto, ma un segnale di dove sta andando Reddit come piattaforma pubblicitaria: le nuove funzioni includono anche la Dual Attribution, che porta insieme reportistica di prima parte e di terze parti nell’Ads Manager, permettendo agli inserzionisti di vedere in un unico posto l’attribuzione Reddit, i dati MMP e il reporting SKAN. Per anni Reddit è stata percepita dagli inserzionisti come un canale complicato da gestire, con community capaci di rigettare qualsiasi messaggio che sapesse di marketing forzato. Ora si sta dotando degli strumenti per competere direttamente con Meta e Google sul piano della misurabilità, che è la lingua che i performance marketer parlano tutti i giorni.
Cinque notizie diverse, ma un filo che le tiene insieme: chi controlla l’infrastruttura, chi gestisce i dati e chi può dimostrare cosa ha prodotto ogni euro investito. Google cerca di tenere i publisher dentro l’ecosistema AI senza perdere la propria posizione dominante. L’IAB cerca di dare ai publisher gli strumenti legali e tecnici per non farsi svuotare i contenuti senza compenso. Microsoft costruisce agenti che agiscono ma lasciano tracce verificabili. I marketer programmatici adottano l’AI nell’esecuzione, ma trattengono il controllo finale. E Reddit si presenta finalmente come una piattaforma dove si può spendere e misurare. La direzione è chiara: l’AI opera, ma il controllo resta (per ora) in mano umana.



