Business Pills: l'antipasto gourmet di Road To The Future
Tra aggiornamenti che prosciugano la batteria e smartwatch che aumentano l’ansia anziché la salute, la tech-routine di questa settimana sembra fatta apposta per metterci alla prova.
Salutiamo la nostalgia un po’ goffa di Teams, guardiamo la Silicon Valley incassare i fischi dei neolaureati e scopriamo una Siri che, per una volta, preferisce dimenticare. In mezzo a promesse roboanti e telefoni presidenziali decisamente ordinari, il consiglio resta uno solo: respirate profondamente. Buona lettura.
Batteria dell’iPhone a terra dopo l’aggiornamento? Respira profondo
Studenti contro l’AI: fischiati i sogni tech di Eric Schmidt
Il “Trump Phone” arriva sul mercato dopo mesi di ritardo
Addio alla “Together Mode” di Microsoft Teams
Era il tentativo più ottimista dell’era Covid: convincerci che stare seduti davanti ad uno schermo con i colleghi, proiettati come ologrammi in un finto auditorium, fosse quasi come essere in ufficio. La “Together Mode” di Teams aveva una sua poesia goffa e umana, e per un po’ ha funzionato. Ora Microsoft la manda in pensione, e fa bene: il mondo del lavoro è cambiato, le abitudini ibride si sono stabilizzate, e quella scenografia virtuale ha fatto il suo tempo. Un piccolo addio nostalgico ad un’epoca che speriamo di non rivivere.
Batteria dell’iPhone a terra dopo l’aggiornamento? Respira profondo
Hai aggiornato a iOS 26.5 ed ora il tuo iPhone si svuota come se avesse un buco sul fondo? Prima di prenotare un appuntamento in Apple Store o di sfogare la frustrazione sui forum, sappi che è tutto previsto. Dopo ogni aggiornamento importante il sistema fa un gran lavoro sporco in background - indicizza, ricalibra, riorganizza - e questo prosciuga la batteria per qualche giorno. È la versione digitale del jet lag: fastidioso, temporaneo, inevitabile. Dai al tuo telefono qualche giorno di recupero, poi tutto tornerà come prima.
Studenti contro l’AI: fischiati i sogni tech di Eric Schmidt
Eric Schmidt è salito sul palco della University of Arizona con la consueta sicurezza da ex CEO di Google, pronto a raccontare ai laureandi quanto sarà meraviglioso il futuro che li aspetta, grazie all’Intelligenza Artificiale. La platea, però, aveva altre idee. I fischi hanno interrotto più volte il suo discorso, trasformando quello che doveva essere un momento di ispirazione in un confronto generazionale scomodo e salutare. Chi sta per entrare in un mercato del lavoro sempre più incerto non è disposto ad applaudire in automatico la rivoluzione tech. Un campanello d’allarme che la Silicon Valley farebbe bene ad ascoltare.
Quell’ansia da smartwatch che non ti dà tregua
Paradosso dei nostri tempi: indossiamo dispositivi pensati per migliorare la nostra salute e finiamo per stare peggio. Medici ed esperti stanno documentando un fenomeno sempre più diffuso, una sorta di ipocondria da notifica, in cui ogni alert sul battito cardiaco o sui passi non raggiunti diventa fonte di preoccupazione genuina. Lo smartwatch che avrebbe dovuto renderci più consapevoli ci ha trasformati in osservatori ansiosi di noi stessi, in un loop continuo. Come uscirne? Prima di tutto, forse, ricordandosi che vivere non è uno sport da ottimizzare.
Siri si rifà il look puntando tutto sulle chat segrete
Apple ha capito che nel campo dell’AI non batterà mai OpenAI o Google sul terreno della potenza bruta. Allora ha scelto un’altra strada: la discrezione. La nuova Siri, potenziata e riprogettata, punta su conversazioni che si auto-cancellano, dati che non lasciano tracce, una privacy quasi ossessiva. È una scommessa controcorrente in un settore che accumula tutto. Ma potrebbe funzionare: non tutti vogliono un assistente onnisciente. Molti preferirebbero uno che dimentica.
Il “Trump Phone” arriva sul mercato dopo mesi di ritardo
Nove mesi di attesa, annunci roboanti, il nome di un ex presidente stampato sopra, e alla fine? Un telefono economico del 2024 con una livrea leggermente diversa. Il Trump Mobile T1 sta finalmente per raggiungere i primi acquirenti, e le indiscrezioni sui componenti hanno già smontato l’aura di esclusività con cui era stato presentato. È un po’ la metafora perfetta di certo marketing contemporaneo: confezionare l’ordinario come se fosse straordinario, e sperare che nessuno apra la scatola troppo in fretta.



